ORSIGNA: SULLE ORME DI TIZIANO TERZANI - Andare a Zonzo

ORSIGNA: SULLE ORME DI TIZIANO TERZANI

Nella Montagna Pistoiese, all'Orsigna sulle orme di Tiziano Terzani

Escursioni guidate all'Orsigna e la Montagna Pistoiese

È tutta questione di scelte.
Me lo ripetevo anche appena sveglia, assonnata in un sabato di fine agosto in cui le previsioni promettevano pioggia. Troppo presto per una delle ultime mattine di ferie in cui avrei potuto dormire.
Troppo grigio per essere agosto.

E invece il tempo lo sa quando è giusto finire o di che colore è giusto vestirsi, quindi tanto vale scegliere. E io avevo solo voglia di camminare.

Orsigna è come un fazzoletto preso chissà dove in una terra di mezzo e adagiato in un angolo dell’Appennino. Per essere precisa – cosa che non sono – dovrei dire che è in provincia di Pistoia, ma la verità è che il gigante che ha raccolto quel fazzoletto, avrebbe potuto posarlo quasi ovunque.

Una volta lasciata l’auto da qualche parte, la avverti subito l’urgenza di inoltrarti nei boschi, abbandonare la strada e pensi che forse è proprio questa l’impronta più vera che Tiziano Terzani ha lasciato qui: quella di abbandonare una strada e trovarne un’altra, come ha fatto spesso nel corso della sua vita straordinaria.

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Sì è vero, c’è una sua poesia su un cartello e l’Albero con gli occhi che è una sua creatura, un gioco simbolico con cui voleva insegnare ai nipoti quanto viva fosse la natura in ogni sua forma, anche se l’uomo nella sua supponenza pensa che niente possa essere considerato più vitale della propria specie.
Ma questo gioco simbolico è stato trasformato in un cimelio e forse contaminato, reso solo un posto da vedere per curiosità. Vale la pena assaporarci un po’ di silenzio e anche ricordare che quell’albero è un ciliegio, una rarità tra i castagni e i faggi che si vedranno da lì in poi.
Per il resto, però, la sua Orsigna è quella da sentire, da vivere con passione muovendosi, guardandosi intorno e poi restando in ascolto.

La prima parte del sentiero è asciutta e un po’ sassosa, infilata in un bosco di castagni. Alla fine della prima salita il cielo è sfumato in un grigio foschia e l’umidità ci ha ricordato che era ancora estate. Un bosso, i primi cartelli di legno scuro e un albero col tronco formato da due metà su cui è stato scritto “Albero dell’amore”. In effetti, ho pensato, forse è meglio segnalarlo per bene l’amore, perché sono in tanti a non riconoscerlo più.

Escursioni guidate all'Orsigna e la Montagna Pistoiese

Il muschio che ricopre i muri di pietra e i tronchi invece ha il sapore dell’Irlanda, tanto da annusare l’aria per sentirci odore di torba; ma niente: solo il profumo di una faggeta in cui sta per piovere. Sapete come succede no? Qualche folata di vento che vi spazza i piedi, una mano invisibile che spegne la luce tra gli alberi e il rumore dei passi soltanto, trattenendo il fiato fino alla prima goccia. Stavolta invece niente.

In fondo siamo sempre in una terra di mezzo. In fondo è ancora estate.

Tutto d’un tratto scende una nebbia bianca e spessa come la lana delle pecore che un tempo popolavano i pascoli dei dintorni. Tiri su il cappuccio del kway e segui il sentiero, un piede davanti all’altro. Visibilità da anabbaglianti e distanza di sicurezza in autostrada.

Dei faggi accarezzi i tronchi lisci e le radici avvinghiate al terreno e tra di sé come tentacoli di piovra. Sono belle quelle radici, nell’abbracciarsi formano dei fori che sono perfetti come entrate alle tane degli elfi e anche per le case dei bruchi verdi smeraldo o fluorescenti che incontri ogni tanto.

 

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Dopo l’ennesima carezza però scopri che il faggio è un albero invasivo e despota come un imperatore poco illuminato, perchè non ammette la presenza di altri tipi di albero dove vive lui stesso. Una faggeta è una faggeta, punto. Alzi lo sguardo e scatti due, tre, cinque foto a colori che ti vengono naturalmente in bianco e nero: il filtro lo fa la nebbia, il colore lo decide il tempo atmosferico. Tu sei ospite di quel bosco e il bosco te lo ricorda che non decidi un bel niente, nemmeno se ti bagnerai o meno.

Su un sentiero lineare e coperto di foglie trovi delle stele di pietra: sono state messe lì, al centro, dal Granduca Pietro Leopoldo e disegnano un confine. In un attimo solo, con un salto nemmeno troppo elaborato, passi dalla Toscana all’Emilia Romagna. Anzi, se decidessi di camminare con le gambe un po’ allargate potresti finire il sentiero facendo un passo in una regione e uno nell’altra.

Poco dopo inizia a piovere. Sono poche gocce, quelle che bastano a sciogliere piano la nebbia e tutti i pensieri che hai in testa. Non accarezzi più i faggi perché ci devi pensare un po’ prima di decidere definitivamente se ti stanno simpatici o meno e proprio in quel momento, in uno spiazzo infinitamente piccolo vedi un abete. È ancora giovane, ha il tronco esile, basso e le fronde che si allargano con cautela. Ma è lì, si è guadagnato il suo posto e la faggeta tutta intera non può impedirgli di bere quella pioggia.

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Il vento si fa più forte, spazza via il temporale, la nebbia, il filtro in bianco e nero. Il cielo si spoglia e resta nudo, di un azzurro intenso. Quando arriviamo al Rifugio Portafranca fa il pudico e si copre qua e là con qualche nuvola, federe bianche appena stirate.

Sul viaggio di ritorno tocchi con mano tutta la fatica della vita dei Carbonai, ascolti della loro quotidianità fatta di rinunce, di fumo, di fatica, di freddo e solitudine. Ti togli il kway, resti a maniche corte e ti scaldi le braccia al sole, perché adesso è proprio tornato, in barba a tutte le previsioni.

Quasi 19 km, quasi 900 metri di dislivello e sei felice.

È tutta questione di scelte. Pare se lo ripetesse anche Terzani quando, terminati i tentativi per domare la malattia dei suoi ultimi anni, scelse la via della pace e del benessere. Non decise mai di arrendersi, ma di vincere dove gli avevano detto che sarebbe stato sconfitto. E rovesciò la sorte, alla fine di un cammino tanto simile a quello che abbiamo fatto a piedi.

È tutta questione di scelte. Sempre.

“Vivo ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra.”Tiziano Terzani.

Scritto da Monia.

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