…l‘argento degli olivi, la verde geometria delle viti, le gialle ginestre ai limiti dei boschi, creano un quadro incantevole ove la mano dell’uomo invece di distruggere ha lavorato in armonia con la natura…

Il Chianti è poesia, è geometrica eleganza, è cibo genuino ed è anche… sbronza, ma con stile. Tutto molto dandy. Ma mettendo da parte digressioni sofisticate, il Chianti è natura: coltivazioni e boschi incontaminati, che ricoprono monti e colline, che ospitano numerose specie vegetali e animali. Ecco un paio di digressioni un po’ meno poetiche ma comunque affascinanti.

Aspetti geografici:

L’area è collinare nella parte occidentale e montuosa in quella orientale, con un sistema vallivo che si dirama in opposte direzioni, verso l’Arno e verso l’Ambra e l’Ombrone, a formare tre catene parallele all’asse appenninico: i monti di Castellina, il poggio di Panzano e i monti del Chianti.

I monti del Chianti, noti anche come colline del Chianti, sono una breve catena montuosa di circa 20 km a cavallo fra le province di Firenze, Siena e Arezzo e segnano il confine orientale dell’area con il Valdarno e la Val di Chiana. La vetta più alta è quella del Monte San Michele (893 mt. s.l.m.) nel comune di Greve in Chianti.

Questa dorsale montuosa costituisce un vero e proprio nodo idrografico e qui il paesaggio assume un aspetto montano a differenza del resto del territorio, dove le altitudini modeste consentono la presenza dell’olivo e della vite, che si colorano in modo diverso a seconda del periodo dell’anno. Nonostante le quote oscillino tra gli 893 mt. del Monte San Michele e i 100 mt. del fondovalle della Pesa, in realtà il rilievo è generalmente compreso fra i 300 e 600 mt. s.l.m.

Nel territorio sono presenti le sorgenti di diversi fiumi, tra cui: la Pesa, l’Ema, l’Arbia, la Greve, l’Ambra, lo Staggia, l’Ombrone, anche se interessa parzialmente quest’area, e l’Elsa.

L’area chiantigiana è fondamentalmente suddivisa in due fasce geologiche: la arenarie a est e i calcari a ovest. La prima è costituita quasi esclusivamente da macigno, roccia sedimentaria arenaria di color grigiastro, forma la catena dei monti del Chianti, da San Gusmè a San Polo in Chianti.

Volpaia, per la vicinanza ad una cava di macigno, fu interamente costruita in pietra arenaria e per questo ha quel colore scuro che la caratterizza, contrariamente alla maggior parte delle costruzioni chiantigiane costruite col chiaro alberese, calcare marnoso. Nella seconda fascia, quest’ultimo rappresenta la formazione più diffusa.

Il clima non è mite: l’estate è piuttosto calda e in inverno le temperature toccano temperature basse. La pioggia è abbondante e la neve talvolta imbianca il paesaggio. Le caratteristiche del clima sono sfavorevoli per gran parte delle colture agricole, ma rendono il Chianti una zona perfetta per la produzione di vini di qualità.

Altra attività importante dell’area è rappresentata dall’estrazione e lavorazione di alcuni tipi di roccia arenaria, soprattutto nella zona di Greve in Chianti. La pietra forte e la pietra macigno sono rocce formate dalla cementazione naturale da granuli delle dimensioni della sabbia. Sono le pietre tipiche dell’architettura rinascimentale fiorentina: la pietra forte ha dato l’impronta alla Firenze medievale “tutta pietra di color ferrigno” ed è stata usata nei paramenti dei palazzi del pieno Rinascimento (Medici, Antinori, Pitti, Strozzi, Gondi); mentre la pietra serena (un tipo di pietra macigno) trovò largo utilizzo nella realizzazione di capitelli e colonne monolitiche di grandi dimensioni. Esempio ne sono gli interni di della Chiesa di San Lorenzo e di Santo Spirito, i cortili di Palazzo Strozzi e Gondi e il Brunelleschi lo introdusse per la realizzazione della facciata dello Spedale degli Innocenti.

Sempre il Brunelleschi utilizzò un altro tipo di roccia, di colore rosso, che ha contribuito a rendere famose queste terre (in particolare il comune di Impruneta) il cotto.

La terracotta, ottenuta da un particolare trattamento e cottura dell’argilla, è stata utilizzata per la realizzazione della cupola del Duomo di Firenze e la possiamo ritrovare in altri monumenti e oggetti ornamentali nei dintorni del capoluogo toscano, risalenti al periodo rinascimentale.

Fauna e Flora:

Tipici di quest’area sono i boschetti di cipresso (Cupressus sempervirens), introdotto dall’oriente secondo alcuni dagli etruschi, secondo altri dai romani, sulla base comunque di chiare conoscenze sulle possibilità di acclimatazione della specie, oggi viene adoperato per lo più per il rimboschimento dei colli calcarei. Il cipresso nell’immaginario popolare è un albero legato ai cimiteri: per tale motivo è stato da sempre considerato sacro ma allo steso tempo lugubre. In Toscana questo significato è stato perso e il cipresso è diventato un elemento distintivo del paesaggio per gli indubbi effetti ornamentali nella decorazione di viali, colline e ville private. La Riserva Naturale di Sant’Agnese, a metà strada tra Castellina in Chianti e Poggibonsi, nasce per proteggere un’estesa cipresseta, che forma un vero e proprio bosco unico in Italia, la cui origine viene fatta risalire a una decina di secoli fa.

Salendo di quota si incontra una tipologia di vegetazione che contraddistingue invece le zone più interne collinari, ma sempre caratterizzate da un clima temperato. Le specie più comuni sono rappresentate dalle querce decidue e le due specie prevalenti sono cerro (Quercus cerris) e roverella (Quercus pubescens) consociate all’orniello (Fraxinus ornus), carpino nero (Ostrya carpinifolia) e bianco (Carpinus betulus), al castagno (Castanea sativa), l’acero campestre (Acer campestre), il pino marittimo (Pinus pinaster), il Corbezzolo (Arbutus unedo). Vegetazione riscontrabile nell’area del Monte San Michele, considerato sito di importanza comunitaria (SIC), le cui origini storiche sono da ricondurre alla cappella (chiesa di San Michele) situata in cima al monte che fu eretta intorno all’anno Mille dai monaci vallombrosani di Passignano.

Le colline sono, per la maggior parte, caratterizzate da estesi appezzamenti di vigneti, terrazzati e non, e oliveti. Ove possibile l’uomo ha cercato di impiantare queste colture per il loro pregio economico.

Presenti anche rapaci diurni come la poiana (Buteo buteo) e il biancone (Circaetus gallicus), oltre che numerosi passeriformi che si odono nel bosco come la capinera (Sylvia atricapilla), sterpazzola (Sylvia communis), pettirosso (Erithacus rubecula), cinciarella (Cyanistes caeruleus) e picchio verde (Picus viridis).La fauna selvatica presente nei boschi annovera specie come il cinghiale (Sus scrofa), che lascia un po’ ovunque il segno della sua presenza. Numerosi anche caprioli (Capreolus capreolus), volpi (Vulpes vulpes), tassi (Meles meles) e istrici (Hystrix cristata).

Inoltre le colline, grazie alla vicinanza con il mare e alla loro estesa copertura vegetale, rivestono un ruolo importante per l’avifauna in migrazione, come per esempio, la beccaccia (Scolopax rusticola), legata all’ambiente boschivo e solamente durante la stagione autunno-invernale.

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