VIAGGIO A PIEDI IN MOLISE - Andare a Zonzo

VIAGGIO A PIEDI IN MOLISE

La prova che il Molise (r)esiste e che dovrebbe entrare nella tua travel wishlist

Viaggio a Piedi guidato in Molise

Se nella vita vi è capitato almeno una volta di parlare con un molisano, molto probabilmente non avete saputo astenervi dall’insinuare che: il Molise non esiste. A quel punto il vostro nuovo amico, drizzando bene la schiena e alzando un sopracciglio, dopo una breve pausa potrebbe avervi risposto, con strascichi di cadenza dialettale, qualcosa tipo: Il Molise non esiste, RESISTE. Ma tu non l’hai mai visto e non puoi sapere.”  

Questa magica terra di mezzo tra il centro e il sud della penisola, sintesi tascabile di mare, montagna e collina, accerchiata dalle regioni limitrofe come un neonato dai fratelli maggiori, è in realtà una preziosissima cassaforte della memoria. Il Molise che resiste, nei secoli, ai terremoti, alle siccità, ai conquistatori e persino al Covid19 (ad oggi la regione col minor numero di decessi), ha più la faccia dura e rugosa di un anziano seduto in una piazza di paese, che il volto ingenuo di un bambino indifeso. 

Abbiamo fatto una chiacchierata con Manuel, bolognese di origini molisane che ha riscoperto questa terra nel modo più autentico possibile: camminando. Ci ha raccontato di come da questo viaggio abbia avuto origine la sua attuale professione e di molte altre cose utili per chi sogna di visitare questo territorio. Uno dei viaggi a piedi organizzati più difficile da organizzare, perché viaggiare in Molise vuol dire essere in una costante esplorazione! Quindi, se vi piace l’avventura, il Molise è decisamente un posto che fa per voi.

Allora Manuel, con quale motivazione sei partito per verificare di persona l’esistenza del Molise?

A dire il vero ci sono nato in Molise, anche se i miei si sono trasferiti quasi subito a Bologna, quindi sapevo benissimo che esistesse. Più che altro ho voluto scoprire il resto del Molise fuori dal mio paesino, perché per quanto dicessi a tutti i miei amici bolognesi di amare il Molise, mi sono reso conto di non conoscere nessun posto all’infuori di  Acquaviva d’Isernia e qualche paese limitrofo. 

Viaggio a Piedi guidato in Molise
Viaggio a Piedi in Molise

Che periodo hai scelto e come hai progettato il viaggio?

L’idea era quella di esplorare i confini del Molise seguendo le tracce dei tratturi. Quelli che oggi sono appena dei sentieri sterrati, in passato erano immensi varchi nella vegetazione, creati dal passaggio delle greggi in transumanza. I pastori spesso cambiavano pascolo, percorrendo decine di chilometri a piedi, alla ricerca del clima più favorevole, così molti tratturi attraversano il confine con le regioni circostanti. A dispetto di un passato glorioso però, al giorno d’oggi la natura ha riconquistato i suoi spazi e spesso mi sono ritrovato a deviare tra i boschi o addirittura a camminare lungo strade statali. Ho iniziato il cammino con alcuni amici dai Monti della Meta, la cui vetta più alta si trova in Lazio. Sai, quando il Molise si deve contendere qualcosa finisce sempre che perde – ride. Siamo scesi verso Castel S.Vincenzo, dove abbiamo visitato l’abbazia e abbiamo passato la notte in tenda sul lago, poi breve sosta al mio paese (Acquaviva) e Vastogirardi. Lì ho lasciato gli amici ed è iniziata la mia esplorazione: ho fatto tappa ad Agnone, Pietrabbondante, dove si trova un suggestivo anfiteatro sannitico, Oratino e Castropignano, con il suo imponente castello. Ho proseguito poi per il Lago di Occhito a Macchia Valfortore, ho attraversato S.Giuliano di Puglia tristemente nota per il terremoto, Larino, il paese dell’olio e San Martino in Pensilis. Sono passato dai cosiddetti paesi arbëreshë  (una zona che ha ospitato varie ondate migratorie dall’Albania tra il XV e il XVIII secolo e che tuttora presenta importanti segni di bilinguismo), per arrivare infine a Termoli. Ho percorso all’incirca 250km in undici giorni, considerando le varie tappe, ma a volte ho voluto lasciare spazio all’improvvisazione, per godermi ogni singolo momento. Devo dire che tra rifugi e ostelli ho sempre trovato da dormire senza problemi, basta avere un po’ di spirito d’adattamento. Sono partito con uno zaino leggero: pochi cambi e una telecamerina che mi aveva regalato mia madre (ancora non era epoca di smartphones), con l’intenzione di documentare ciò che vedevo. Quell’esperienza è stata l’incipit per il mio attuale lavoro, oggi sono un cameraman con la passione per i documentari e la fotografia.

 Il periodo era agosto, ma non mi sono preoccupato molto delle temperature… Il sangue è molisano, c’ho la scorza!

A proposito di DNA molisano… Come ad ogni angolo della penisola, anche qui è presente una tradizione gastronomica ricchissima, quali sono i sapori imperdibili di questa terra?

Più che di ricette regionali, parlerei di prodotti regionali. Sicuramente, se il Molise avesse un sapore, sarebbe quello del caciocavallo. Tuttavia, una cosa che molti ignorano è che questa regione offre anche un tartufo di eccellente qualità, non adeguatamente pubblicizzato dai molisani a livello di marketing. In generale, la realtà gastronomica è capillarizzata, spesso legata alla storia dei paesi o addirittura delle famiglie, per cui non posso menzionare piatti molisani famosi nel mondo, ma so che vivendo il paese da vicino si scoprono le prelibatezze che il territorio offre. Nel paese dei miei genitori ad esempio, si coltiva da secoli il fagiolo confetto di Acquaviva, che prende il nome dal colore bianco e dalla forma rotonda e che viene declinato localmente in decine di ricette.

Se vuoi provare un’esperienza autentica in Molise, prova il viaggio a piedi: Il Molise non esiste!

Viaggio a Piedi guidato in Molise
Viaggio a Piedi guidato in Molise

Anche se conoscevi già questo territorio e la sua gente, hai vissuto situazioni inaspettate? Sai quando si dice “la realtà supera la fantasia”… 

Beh, ogni giorno è un’avventura! Una cosa che ricordo con il sorriso è che, arrivato ad Agnone, ho scoperto che tutti gli alberghi e gli ostelli erano al completo. In uno di questi però, il receptionist (forse mosso a compassione dal mio aspetto da viandante) mi ha detto, senza altre spiegazioni, di tornare lì poco dopo mezzanotte. Mi sono fidato e l’ho fatto. Quando sono entrato, mi ha spiegato che aspettava che il suo capo smontasse il turno per non farsi scoprire e che mi aveva sistemato una brandina in magazzino, su cui potevo riposare gratuitamente fino alle 6 del mattino. Questo è solo un esempio del buon cuore dei molisani, anche se non si direbbe dalla prima impressione. Infatti questa “scorza”, questa buccia di diffidenza che la gente del posto si porta dietro geneticamente, cade solo dopo qualche scambio di battute, non bisogna farsi intimidire dallo sguardo severo. Il luogo migliore per conoscere davvero la gente locale è il bar. E’ un posto chiave: se non frequenti il bar non frequenti il Molise. Se come me sei affascinato dall’antropologia, dalle persone, condividere un bicchiere significa condividere anche un contesto sociale, entrare nella mentalità della gente. Alla partenza non avevo nessuna aspettativa, se non quella di trovare una grande socialità ed è esattamente ciò che ho trovato.

Tu sei un operatore audiovisivo e promettente fotografo, qual è la prima fotografia mentale che affiora ripensando a quel viaggio, se chiudi gli occhi? 

Prima ancora che terminassi la domanda, ho rivisto mentalmente l’abbazia di Castel S. Vincenzo, storicamente una delle più importanti d’Italia. C’è un sentiero alberato da cui, avvicinandosi, s’ intravede la facciata. Ecco, proprio in mezzo a quel sentiero, è stato montato un enorme traliccio per la corrente elettrica, che rovina la vista dell’abbazia e di tutto l’ambiente circostante. Cioè, se tu per esempio vuoi farti una foto, è impossibile non includere quest’orrendo pezzo di ferro, è imbarazzante come cosa. Questa per me è la fotografia autentica del Molise: una grande bellezza, purtroppo ancora incapace di riconoscersi, di ribellarsi a certe amministrazioni che agiscono con approssimazione e superficialità, che rovinano tutto e non si impegnano per elevare questa terra che sicuramente lo meriterebbe. A volte sono frustrato nel parlare solo bene del Molise, nel senso che se tu vuoi bene a un territorio, devi anche denunciare le cose che non vanno, fare qualcosa. Se vedi che un amico si fa del male in una situazione, glielo dici e ti ci arrabbi, non fai finta di niente. 

Detto questo, se poi chiudo gli occhi, mi rivedo seduto al bar, coi gomiti appiccicati a un tavolino di plastica, giocando a carte e scommettendo una birra con un anziano, mentre lui, tra una chiacchiera e l’altra, oppure anche senza dire niente, mi rivela i segreti del suo paese.

Scritto da Valentina

Se vuoi provare un’esperienza autentica in Molise, prova il viaggio a piedi: Il Molise non esiste!

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