Chi siamo | #andareazonzo

Andare a Zonzo nasce nel 2011 un po’ per caso, quasi per gioco. Cominciammo con una breve escursione in Pratomagno, la zona dove siamo nati. L’idea era quella di proporre trekking giornalieri differenti da ciò che esisteva. Creare un’energia unica tra le persone, un clima di divertimento e condivisione. L’obiettivo era ed è quello di far incontrare le persone in contesti diversi, in contesti altri.

A distanza di anni possiamo dire di esserci riusciti e di aver mantenuto questo spirito di conoscenza e condivisione che ci ha sempre contraddistinto.

Andare a Zonzo non è un’associazione culturale, lo è stato in passato. Oggi è una realtà affermata nel campo dell’outdoor che si avvale professionalmente solo di guide certificate.

CHI SONO LE NOSTRE GUIDE

TOMMASO

TOMMASO CASTELLI

Alle 10 in punto (così almeno dice mia madre) di martedì 25 marzo 1980, mi proietto a mele strette nel mondo; sono quindi un ariete ascendente gemelli, e questa non è una fortuna. Mi chiamo Tommaso Castelli e sono una guida ambientale escursionistica dal 2011. Mi piace l’idea di condividere la mia passione per il viaggio, per il cammino, per la storia, per gli opposti, per la fatica, per l’etnografia, per l’altrove, per le radici, per lo straniero, per gli odori, per i suoni. Quello che mi interessa, oltre a far conoscere posti spettacolari e nascosti, è creare un’energia tra le persone, un’energia unica che cambia sempre viaggio dopo viaggio.
Credo che i più bei ricordi di un viaggio non si possano solo ridurre a qualche bella foto scattata o a qualche animale o pianta scoperti nel bosco; i ricordi dei viaggi li fanno le persone e sono le persone che voglio fare incontrare, in contesti diversi, in contesti altri. Mi preme sottolineare che con me possono viaggiare tutti, ma si viene per camminare, per scoprire e per scoprirsi, per stancarsi, per cenare tutti insieme attorno ad un tavolo o ad un fuoco, per addormentarsi stanchi ma fieri della nostra fatica. Di me posso dire che mi piacciono da morire le moules-frites, sono un appassionato di birre trappiste, ma anche la Brugse Zot e la Delirium Tremens sono birre che hanno un loro perché. Tra il freddo e il caldo, scelgo il caldo, tra essere e avere sono e non ho. Sarò per sempre grato ai Coen per Il Grande Lebowski, a Maupassant per essere esistito, ad Goncaròv per Oblomov ed ai Family per Family Entertainment.

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FLORIAN HAEUSL

Mi chiamo Florian Haeusl sono nato mezzo sudtirolese e mezzo trentino in una casa ai margini del bosco in Val di Fiemme. I boschi, le rocce e la neve sono stati la mia palestra per la vita e “Fulmine” ero chiamato per come scendevo a scavezzacollo tra gli alberi nel bosco con gli sci. Con gli amici del paese ho trascorso l’infanzia progettando agguati e strategie di ”guerra” fra cowboy e indiani e in inverno ho battuto piste da sci e da slittino fino alle ultime luci del giorno. Così una parte di me è cresciuta a stretto contatto con la natura e temprata per fare la Guida Alpina o l’ingegnere forestale, ma la passione politica scoperta qualche anno più in là mi ha condotto lontano, a Firenze a studiare filosofia e poi a lavorare in editoria dove ho scoperto la mia nuova passione per i libri. Da brava Bilancia , come sono, nessuna delle mie due parti – il
Florian selvaggio e il Florian “studioso” – ha preso il sopravvento in maniera netta e tutte le settimane partivo da Firenze verso le mie Dolomiti per arrampicare o fare sci-alpinismo o portare i miei amici cittadini in montagna…,fino a che i disegni della vita mi hanno riportato sulla via “originale”. Ora faccio la guida ambientale escursionistica, mi piace esplorare e conoscere nuovi territori, aprire nuovi sentieri dove si intersecano storie del passato e del presente; mi piace condurre le persone nei luoghi che mi parlano e condividere le mie visioni tra odori, rumori, discorsi, silenzi e nuovi paesaggi; mi piace “nutrire “ il desiderio di superare i propri limiti, mantenendo sempre un doveroso rispetto per la natura e –perché no ? – arrivare in un luogo e sostare, appagato da un buon bicchiere di vino (rigorosamente rosso) da bere in compagnia.

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BENEDETTA PERISSI

Esplorare, immortalare, scrivere, ciò che mi piace fare. Natura, folklore, autenticità, ciò che mi interessa.
Sono una guida ambientale, ho studiato comunicazione. Adoro camminar per boschi, ma mi piace
muovermi anche su asfalto e rotelle. Molte cose mi fanno curiosità, il genere umano mi stupisce, la natura mi sorprende, soprattutto mi piace condividere, una risata, una passione, una nozione, un’avventura.
Mi diverte molto giocare a calcio balilla, anche quando perdo, stonare a volte mi rende felice.
Detesto le olive, raccontarmi in poche righe e le mele non le posso mangiare. Bauman è dio. Sono socievole ed entusiasta della vita anche se ascolto i Sigur Rós.
C’è chi dice che parlo tanto, c’è chi dice che parlo poco, mi fermo qui e aggiungo una citazione, per incastrarmi bene nel layout della pagina. Ma devo dire che questa frase di Thor Heyerdahl mi piace proprio, mi piace l’effetto che ha su di me: “Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone”.
Anno 1982. Scorpione ascendente bilancia.

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MATTIA BIANCO

Il mio soprannome, Araldo Bellachioma, è nato moltissimi anni prima della mia capigliatura e sopravvivrà al rasoio. Mi chiamo Mattia Bianco e la mia missione è accompagnarvi ovunque mi sia emozionato almeno un po’. Nella vita non rinuncerò mai alla curiosità, quella di scoprire qualcosa che non conosco e di prendere un sentiero nuovo.
La cosa che mi appassiona di più nell’accompagnare qualcuno in cammino è il fargli vedere con i miei occhi i luoghi che mi hanno trasmesso una suggestione, che mi hanno fatto sognare, che mi hanno fatto dimenticare tutto e mi hanno fatto sentire leggero. Tutto questo cerco di trasmetterlo a chi mi segue. Sono convinto che quando condividiamo la fatica del sentiero con un amico o con sconosciuti, abbassiamo le barriere e siamo pronti a vivere esperienze pazzesche.
Ho paura dei ragni perchè hanno troppe zampe e delle pianure perché hanno troppe strade. Ho una grande passione per le storie raccontate bene. E una strana attrazione per lo sconosciuto. Amo cantare sotto la doccia e scegliere la strada più lunga per godermi il panorama (anche a costo di sbagliare strada; ma tranquilli, i sopralluoghi li facciamo per questo).
Credo nei tramonti, nelle persone buone, nei giorni di vacanza, e che un sentiero ci salverà. Non lo stesso sentiero per tutti, e non tutti insieme, ma andrà così. Per qualcuno è già così. Vorrei rinascere un’altra volta per conoscere prima Lhasa de Sela, avere vent’anni e ubriacarmi a un suo concerto nel cortile di un bar affollato in una sera di aprile. Nel frattempo mi ubriaco a ogni altro concerto in bar affollati e non.

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VERONICA BARTOLETTI

Giunta su questo pianeta il 31 luglio 1981, mi è andata bene che non andava più di moda mettere il come del santo in cui si nasce, Ignazio di Loyola mi sta tendenzialmente simpatico ma chiamarsi Ignazia non sarebbe stato facile. A detta di tutti son stata secchiona fin dalle elementari, secondo la mia percezione stavo benissimo a leggere per ore e ore qualsiasi cosa, chi non ha letto i I Malavoglia a 12 anni? Innamora dell’arte da sempre (a 8 anni ho costretto i miei genitori a visitare il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci che aveva appena aperto) ho passato fasi altalenanti della vita in cui avrei voluto solo studiare per 48 ore al giorno (un dottorato di ricerca mi ha poi fatto cambiare idea) fino a diventare una convintissima sostenitrice della divulgazione del “mio” sapere e quindi una guida. Amo il latino in maniera viscerale, lo so che sembra impossibile ma son riuscita a leggere Harry Potter e la pietra filosofale in quella lingua. Ognuno ha le sue follie (sic!) e comunque la saga del maghetto è un amore anche in italiano. Non potrei vivere in una città che sia troppo moderna, ho necessità vitale di stare a contatto con il passato. Amo i cani, lo champagne, la birra e sono un leone che vive in città.

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PIETRO BRUNELLI

Il 25 di gennaio è spesso uno dei giorni più freddi dell’anno. Quando in quel 25 gennaio del 1979 venni alla luce, nemmeno i miei genitori avrebbero immaginato a cosa stessero andando incontro.
Un altro “errore educativo e strategico” della mia famiglia fu quello di farmi ben presto avvicinare
alla vita di montagna, a quella di fiume e alla natura in generale e questo, ha creato indubbiamente
dei notevoli disastri.
L’ Altopiano di Asiago, le Dolomiti del Tirolo, la Pusteria, erano i primi luoghi nei quali la netta percezione di aver creato un mostro emerse anche in quei poveri adulti attorno a me. Il loro tempo non bastava mai a saziare la mia voglia di continuare a salire, esplorare, scalare, camminare.
Questi luoghi divennero ben presto lo scenario preferito nei quali passavo il mio tempo libero, le
vacanze e anche dei brevi momenti, ma comunque e certamente in mezzo alla natura.
Fra un buon grappino in quota o una “pozione magica” al sambuco, e una bella chiacchierata ciò che mi piace di più e godere e far godere gli altri della bellezza del nostro territorio montano e appenninico.
Amo l’ambiente naturale, le montagne, la storia coi suoi ritratti e a volte le sue pieghe torbide, le spy stories, i fiumi e il patrimonio fluviale libero e incontrastato.
Non amo le dighe, il caldo torrido e chi getta i fazzoletti di carta o urla nei parchi nazionali.
Amo il trekking e la possibilità di far star bene gli altri camminando, mi piace cosa esce dalla miscela degli incontri umani e l’energia che questo sprigiona, sono guida ambientale escursionistica, ma anche istruttore e pescatore a mosca, a dimostrazione che nessuno è perfetto.
Sarò lieto di guidarvi.

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LUCIA CASANOVA

Dicono che ci voglia una vita per imparare ad essere bambini. Mi chiamo Lucia Casanova e all’età di 50 anni mi sento più bambina di quanto sia mai stata. Se anche fosse l’inizio della fine, sono felice così, svagata e sognatrice ma anche tosta e un po’ ostinata.
Nella mia vita “ordinaria” faccio l’operatrice olistica. Sono naturopata, riflessologa, floriterapeuta, operatrice Reiki e Moon Mother. Appassionata di sciamanesimo, curanderia e saperi femminili ancestrali, faccio la guida ambientale escursionistica unicamente per passione.
Di me hanno detto che faccio la strega, nel senso “tradizionale” del termine (forse una Samantha della vecchia serie “Vita da strega”?), che tendo a parlare come un oracolo (ohibò!) e, riferendosi alla mia passione per i lunghi viaggi a piedi “Ma a casa mai?”. Ma si sa, il mondo è pieno di gente strana e di me scoprirete soprattutto che sono una donna curiosa e appassionata della vita.
Mi piace l’idea di avvicinare le persone all’ambiente naturale allo scopo di amplificare le capacità percettive e di imparare a relazionarsi profondamente con la natura nella reciprocità del dare e ricevere. Alle mie escursioni, in luoghi particolarmente carichi energeticamente, aggiungo la spiegazione e la sperimentazione di molte pratiche, o contemplazioni della natura, che sono degli inviti ad avere esperienze personali e soggettive che abbiano il potere di trasformarci.

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MARCELLO ORSO CORAZZA

Ancor prima di diventare biologo e guida ambientale avevo già consacrato la mia devozione a Madre Natura. Nato alla fine di una calda estate del 1979, cresciuto emulando i Goonies, fin da bambino andavo già a zonzo su e giù per i colli bolognesi. Ho sempre avuto il pallino per l’esplorazione.
Poi all’improvviso conobbi la montagna e me ne innamorai all’istante. Camminando sugli infiniti sentieri, arrampicandomi sulle sue rocce, volando sulle sue vette con un deltaplano, pedalando con la mountain bike per migliaia di chilometri, ho esplorato l’arco alpino a 360°. Ma dopo un breve excursus di vita tra le vette dolomitiche, le mie radici mi hanno richiamato in Appennino, di cui ormai chiamo per nome ogni singolo albero, pietra e animale che incontro. È lì che vi porterò per farvi conoscere ciò che amo di più: la natura, i luoghi, gli abitanti, i sapori, gli odori e i silenzi di una terra unica e meno conosciuta di quello che merita. Per condividere con voi la mia grande passione per l’avventura e…la birra!
Ci divertiremo un sacco.

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LEROY MARCHI

1983, toro ascendente acquario, guida ambientale escursionistica. Se penso alla vita come ad una strada, la vedo insinuarsi serpeggiante tra colline, salire leggera su fino al crinale per poi buttarsi tormentosa tra canyon e forre, guadando torrenti, saltando strade battute, scalando rocce, perdendosi nel fitto dei boschi; terreni duri, aspri, impervi che formano il carattere come cicatrici che incidono la carne, lasciando con lo scorrere del tempo solo un segno leggero senza più il ricordo di dolore, ma solo di avventure. La meta è solo un pretesto per andare avanti, cercandone sempre una nuova; lungo il percorso vedo persone da scoprire con cui condividere emozioni, scambiando sentimenti, spartendo il pasto e una bevuta, per lasciare indelebile dentro di noi un ricordo. Che sia stata la neve o il mare, sfruttando il vento, una lamina tagliente, degli zoccoli o un copertone lacerato tutto questo mi ha portato qua. Ora so che bastano un paio di scarponi resistenti, uno zaino, della buona compagnia e c’è ancora un mondo tutto da scoprire dietro l’angolo. Odio le camicie stirate, i centri commerciali, la macchina a rate, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, il cd e l’apriscatole elettrico, la buona salute, il colesterolo basso, la polizza vita, il mutuo, la prima casa, la moda casual, le valigie, il salotto di tre pezzi comprato all’ikea, il fai da te, i telequiz delle otto, l’orario d’ufficio, l’auto lavata, tirare avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai. Amo i Red Hot, il prosciutto tagliato a mano e camminare, fuori, in compagnia, tanto mi basta.

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